IL COMANDANTE MIMMO VAVALLO

Trent’anni dal sacrificio Moro!

10 Maggio 2008 · 19 Commenti

Son passati trent’anni dall’attacco al cuore dello Stato italiano.

Tanto tempo è passato e tante cose son cambiate da allora. Ma è tutt’oggi bruciante ricordare quello che è successo in quei drammatici 50 giorni. Uccisione a brucia pelo di semplici servitori dello Stato che ebbero la sola colpa di aver scelto di scortare Aldo Moro, anziché magari Andreotti o qualcun altro. Rapimento di uno dei migliori politici della storia della Repubblica italiana, barbaro processo a quest’ultimo e sua condanna a morte.

Nel frattempo immobilismo totale da parte di uno Stato che, ancora oggi, non si sa se non voleva o non poteva. Si sa solo che non muoveva assolutamente niente!

Nel frattempo bestie travestite da uomini che sbraitavano dietro delle sbarre rivendicando il rapimento del segretario nazionale della DC.

Il pegno chiesto per la liberazione era semplice: 13 bestie fuori e Moro che tornava a casa.

NO!

Non si poteva fare perché era stata adottata la regola della fermezza. NO! Non si poteva fare perché, a carico di tali presunti uomini, c’erano ancora processi in corso e non sentenze definitive; per una delle tante storture della “semplice” burocrazia italiana era pertanto impossibile dare la grazia. Ma soprattutto non si poteva fare perché, con ogni probabilità (che non potrà mai essere accertata!), c’erano interessi superiori a fermare il tutto.

Eppure è davvero raccapricciante pensare a come, all’epoca, ci si fosse impuntati sul fatto che gente (scusate se ogni tanto son costretto a chiamarla così!) come renato curcio non potesse, per nessun motivo al mondo, essere liberata. E’ un assassino, si diceva; è un uomo con le mani sporche di sangue, si gridava; è l’uomo a causa del quale è già stata uccisa tanta gente innocente (vedi il presidente dell’ordine degli avvocati, colpevole di aver nominato un difensore d’ufficio alla “serpe” di cui sopra).

La presunta persona di cui sopra è oggi un uomo libero che gode di profondo rispetto…lui!

Nel ricordare quei maledetti giorni, un giornalista ha chiesto all’allora Presidente del Consiglio, Giulio Andreotti, se il sacrificio di Aldo Moro sia quanto meno servito a qualche cosa.

Affermativa è stata la risposta dell’uomo che rappresenta la storia della Democrazia Cristiana oggi. Affermativa in quanto veramente tanto di quegli anni è volato via con quei 50 giorni, tanto di quel rosso periodo è morto con lo statista pugliese, tanto versamento sangue è stato bloccato a causa di quella esecuzione rossa.

Negativo, rispondo io. Negativo perché, se da un lato è perfettamente avallabile tutto quello detto da Andreotti, dall’altro mi preme rimembrare che taluni signori, protagonisti della barbara ferocia di quegli anni, sono oggi portati su piedistalli e invitati a conferire in pubbliche manifestazioni. curcio  invitato addirittura qualche tempo fa alla università degli studi di Lecce è un obbrobrio vero e proprio, è uno schiaffo alla famiglia Moro, uno schiaffo alla ITALIA intera!

sofri divenuto uno dei migliori filosofi dei tempi d’oggi è un concetto irrispettoso verso la famiglia Calabresi, un concetto inaccettabile per qualsiasi Italiano!

A trent’anni dalla morte di Moro devono suonare forti le parole del Capo dello Stato, Giorgio Napolitano: «Dar voce alle vittime non agli autori delle violenze». Mai più esaltazioni di assassini finti pentiti! Mai più assoluzioni sommarie da parte di giudici sommari, mai più assassini in libertà.

A trent’anni da un evento che cambiò la storia della ITALIA, facciamo in modo che tale misfatto sia servito effettivamente a qualcosa: cancelliamo definitivamente ogni minima presenza che possa ricordare quei drammatici anni, anni in cui le cosiddette “azioni mirate” portarono alla morte di tantissimi innocenti, rei di trovarsi nel posto sbagliato al momento sbagliato.

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